​COMBATE ! Diario minimo della mia “prima volta” da arbitro di BJJ

Lo scrivo subito.

Arbitrare un incontro di Brazilian Jiu Jitsu è impegnativo, faticoso e richiede di assumersi una grande responsabilità. Anche se, secondo me, non nel senso che si attribuisce in generale… ed è proprio da questo aspetto (per nulla intuitivo) che deriva tutto il suo fascino.

Due parole su di me, giusto per inquadrare l’esperienza.
Pratico arti marziali da quando avevo 12 anni e adesso vado per i 44. Di questi oltre 30 anni di pratica 20 sono stati dedicati anche all’insegnamento. Se proprio vuoi sapere il mio curriculum completo lo trovi a questo link , assieme ad una delle mie foto meglio riuscite. ( e guarda che non è facile ). Adesso passiamo a cose più interessanti.

Se dovessi descrivere questa esperienza con un aggettivo direi: Freddo.

Per arrivare al palazzetto delle gare ho dovuto fare un pezzo a piedi di quasi un chilometro con temperature polari.

Ma il termine Freddo calza bene anche per un altro aspetto: il freddo che ti viene quando ti rendi conto del peso che ti stai assumendo nell’arbitrare. Che poi l’hai sempre saputo, è che quando sei là a bordo tatami fa tutt’altra impressione.

Ho modo di parlarne al bar con una cintura nera di ritorno dai suoi incontri.

“Non me la sentirei. Troppa responsabilità.” – mi dice – “Decidere chi è il migliore non è cosa da poco… voglio dire, e se poi sbagli?”

Ed io in qualche modo sento che ha ragione ma allo stesso tempo c’è qualcosa che manca. C’è qualcosa che non coglie il punto della questione.

Avrei voluto discuterne ancora ma avevo delle gare da arbitrare e lui una focaccia al prosciutto da mangiare. Il tutto mentre il barman tira fuori la celebre battuta sul jiu jitsu brasiliano che è come quello giapponese ma con le ballerine brasiliane. Una cornice perfetta direi.

Così, mentre la questione della responsabilità mi resta insoluta in mente, inizio ad arbitrare. Un inizio direi morbido e che va in crescendo sino a che mi trovo a fare un incontro dietro l’altro e a perdere il conto. Non senza qualche problema.

Il primo ce l’ho con il conflitto di altri sistemi di arbitraggio in cui mi sono cimentato. Tipo che il via nel BJJ si da dall’alto verso il basso e negli incontri di scherma di bastone che ho arbitrato in passato era al contrario. Mi è successo solo due volte e comunque non si è fatto male nessuno.

L’altro problema è che con la mano sinistra non riesco a fare il 3 all’americana (con le dita dell’indice, medio e anulare distese). Mi si rattrappisce la mano e vengono fuori tre ditina ripiegate su se stesse da tirannosauro.

Poi, d’improvviso, si disputano le ultime finali e finiamo tutti di arbitrare. Baci, saluti e abbracci e si torna a casa. 15231629_10211249804631321_1035973925_o

Sotto la doccia, in albergo la mia testa tira le somme della giornata e riprende il discorso interrotto.

“Responsabilità … responsabilità …

Poi mi arriva l’illuminazione che cercavo: “Non è una questione di decidere chi è il migliore” –

Nel discorso fatto con quella cintura nera sembrava che la responsabilità dell’arbitro fosse quella di decidere chi fosse il migliore e che quindi il peso dell’arbitraggio ricadesse sull’assunzione di on sono d’accordo.

Credo che l’arbitro, nel BJJ come in qualsiasi altro sport di combattimento, abbia un ruolo diverso. Credo che abbia la responsabilità di garantire un confronto sicuro all’interno del quale i due atleti possano dare prova di se stessi.

L’arbitro si presta come strumento diretto a questo fine: Far si che si possa vivere il BJJ in un contesto il più vicino possibile a quello di un contesto reale, consentire agli atleti di vivere un’esperienza che, come poche altre, li mette di fronte alla propria aggressività e sfida le loro paure consentendo di cavalcarle. Per questo deve garantire la sicurezza degli atleti.

Per questo deve assicurare un incontro corretto e leale.

Per questo, infine, deve assegnare un punteggio per decretare “arbitrariamente” un vincitore.

Un vincitore ma non chi è migliore.

In questo difficile compito, con tante responsabilità e nessun merito riconosciuto, ho trovato affascinante il ruolo dell’arbitro di BJJ.

Esperienza da ripetere…

… nel frattempo mi alleno a fare il 3 con la mano sinistra.

Luca Anacoreta in stage.

È con grandissimo piacere che abbiamo l’onore di ospitare la massima espressione del jiu jitsu agonistico in Italia e uno degli atleti top d’Europa e del mondo. Reduce dai mondiali di Los Angeles e da due mesi di duro Camp alla Atos Hq, Luca Anacoreta sarà in stage presso Area21 Domenica 26 Giugno per un seminario di nogi (bjj senza kimono) (16:30-19:30). Sempre il 25 invece sarà a Nuoro dai ragazzi della Fight Nuoro Academy (della quale è direttore tecnico) per un seminario in kimono. Con l’occasione cogliamo l’occasione per ringraziare Luca Mattu e i suoi  per questo doppio appuntamento all’insegna del bjj di qualità e che si inserisce nelle attività che da un po’ promuoviamo per connettere e far crescere tutte le realtà isolane legate alla pratica e alla diffusione del nostro bellissimo sport!
We are all one:)

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Area21 al No rules gp 2016.

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I ragazzi di Area21 ci prendono gusto…dopo l’esordio positivo ad Iglesias gran bella giornata di lotte al no rules gp di Alghero: 9 atleti in gara 4 ori e un bronzo. Grandissimo Giampo “triangle boy” faedda oro -70 dopo 3 belle finalizzazioni tutte per triangolo. Oro l’implacabile Francesca Corona nelle donne, oro Mariano Serreli nella -80 che ci prende gusto e finalizza tutti per mataleao dalla schiena, oro anche per  Orlando Loni -100, bronzo sempre nella -70 per Paco, il nostro erasmus lottatore alla sua prima esperienza.   Siamo contentissimi anche per gli altri. Daniela Mele esce malauguratamente alla prima lotta sotto di appena un punto. Lo sfortunatissimo “Micio” Nicola Manca si frattura due costole nel suo macht iniziale mentre cerca di chiudere una bellissima chiave al piede, e il nostro Andreino “satana manson”  perde anche lui alla prima, ma con onore e dignità.

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Il superfight di Daniele Pisu con Davide Martinez è finito pari dopo  10 bei minuti della più classica lotta tra guardeiro e passador. Menzione speciale al nostro coach di muay thai Matteo “monelllino” Nieddu che ci ha assistito, coccolato e supportato durante tutta la giornata. E ora si pensa ai campionati Italiani di Firenze. #sempreprafrente.
Dani e Ale.

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Sul jiu jitsu brasiliano, una piccola famiglia, un signore londinese e altre cosette….

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Si è appena concluso il nostro Camp di allenamento con Nick Brooks e ci sentiamo di fare un po’ di bilanci, non fosse che quella di fare bilanci, tirare le somme e raccontarsi storie  è un’attività fondamentale per noi umani e ci rende sicuri e felici nell’immaginare futuri possibili.

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Ed è proprio così che è andata in questi 5 giorni intensi e serrati a contatto con un professore sempre disponibile e infaticabile, che ha lavorato per passarci un jiu jitsu fatto di principi e non di tecniche, una pratica dove la comprensione di un concetto e la costruzione di una corretta forma mentis sono la base per trasformare la semplice pratica in un’esperienza, molto personale e molto profonda per ciascuno.
Così chi ha intrecciato la sua pratica con la preparazione ai prossimi impegni agonistici, come per chi ha portato un pezzettino della nostra famiglia nell’organizzazione della bjjsummerweek e o ha semplicemente respirato e vissuto giorni all’insegna del bjjlifestyle con i suoi compagni, ha avuto la possibilità importante di fare amicizie, costruire relazioni, rinforzare amicizie e immaginare altri scenari possibili nella sua pratica. Ci sentiamo pertanto in dovere di ringraziare professor Nicholas Brooks per la fiducia accordataci e la grandissima professionalità, le nostre nuove cinture blu e viola per la passione e l’impegno che ci mettono ogni singolo giorno e tutti i nostri studenti che nel loro modo di fare gruppo e credere in questo progetto ci insegnano ogni giorno qualcosa in più.
Sempre Pra frente !!

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