I 7 tipi psicologici da gara nel Brazilian Jiu Jitsu

Le gare nel Brazilian Jiu Jitsu sono un momento eccezionale per vedere e conoscere una vastissima tipologia di lottatori. In questo articolo trovi le sette tipologie di “animali da gara” che abbiamo individuato. Guarda il video e leggi l’articolo.

Ognuno di noi è stato, o è ancora, uno di questi personaggi e sicuramente ha un compagno di tatami che rientra perfettamente in uno o più di questi “tipi psicologici”. Condividi su Facebook e chiedi ai tuoi compagni di scuderia se si riconoscono! 🙂

1 L’amicone.

In cerca di sicurezza e relazioni affettive l’amicone cerca il proprio avversario nell’area riscaldamento e lo tartassa di domande.

“Ciao. Siamo nella stessa categoria. É molto che fai jiu jitsu?  Da quanto tempo ti alleni? Prima facevi altro? É molto che gareggi?”

L’intento nascosto comprende il cercare rassicurazioni sul fatto che l’avversario sia alla propria portata e contemporaneamente cominciare a costruire scuse in caso di sconfitta.

Il risultato, se gli dai spago, non varia: Lessarti le palle prima dell’incontro e minare le tue capacità di combattimento.

2 True warrior

Aria arcigna, sguardo cattivo, tatuaggi d’ordinanza. Mancano solo le pitture di guerra ma il True warrior lo riconosci lontano un miglio: é quello che in area riscaldamento esegue sequenze di riscaldamenti e tecniche a vuoto, talvolta che non c’entrano nulla con la disciplina (come tirare pugni a vuoto).

Prima di entrare sul tatami non mancano altri salti, pacche sul torace e gesti propiziatori.

Disponibile anche nelle versioni: Spavaldo e Finto folle.

3 L’anziano atomico.

Se passati i 40 anni o ancora peggio a 50 anni hai ancora voglia di gareggiare nel BJJ é poco probabile che ti si possa catalogare tra i bravi cittadini di mezza età.

Talvolta provenienti da mestieri in cui il lavoro fisico li ha temprati e resi insensibili a fatica e dolore gli anziani atomici covano un segreto odio nei confronti dei giovinastri cui invidiano la lunga prospettiva di occasioni e di vita.

Forse per questo, quando non si battono nelle categorie dei più giovani, cercano di accorciare ai giovinastri l’una e l’altra.

4 Il distributore di ansie.

Mille dubbi attanagliano il distributore di ansie. Questa figura psicologica, tuttora un mistero per la comunità scientifica, é capace di generare in pochi secondi svariati scenari devastanti sull’esito del proprio combattimento.

A nulla valgono le rassicurazioni dei compagni. La stupefacente capacità di adattamento del soggetto riesce sempre ad andare oltre la soluzione offerta generando nuovi scenari alternativi, spesso a grappolo, come per la sporogenesi.

5 Il fanatico dello shopping 

La gara é una scusa per fare acquisti.

Dotato di un forte rigore morale che gli impone di guadagnare sempre ogni premio e  regalo che si concede si iscrive alle gare con l’intento reale di dedicarsi post incontro a sessioni intensive di shopping ossessivo compulsivo.

Non infrequente la versione penitenziale di quelli che si mettono a dieta pre gara (con la scusa del taglio peso) per poi dedicarsi post gara ad abbuffate da vichingo. Diverso oggetto, stesso meccanismo.

In alcuni casi i due comportamenti si fondono.

6. Il tipetto con gi occhiali

Passa inosservato e può sembrare un avversario abbordabile. Il tipetto con gli occhiali é figlio di un passato da nerd bullizzato nel quale ha sviluppato una forte determinazione a farla pagare al mondo intero.

Anni di addestramento incessante e studio bulimico lo hanno reso un lottatore capace di padroneggiare in modo magistrale alcune strategie da combattimento e sfruttare ogni virgola del regolamento.

Sono persone molto gentili ma non sul tatami.

7. Il veterano.

Gareggia da così tanto tempo che conosce arbitri e avversari come tu conosci i tuoi compagni di calcetto. Le gare per lui sono spesso un’occasione per rivedere vecchi amici …

…e cercare di strangolarli, ovviamente.

Dopo tanto tempo non gareggia più per dimostrarsi qualcosa (la già fatto) né per la gloria (i suoi titoli più o meno li ha già vinti).

Ognuno ha una sua teoria sul perché continua a gareggiare. Teoria personalissima ma che include sempre i seguenti ingredienti:

Filosofia del Jiu Jitsu, etica del confronto, amicizia, meditazione in movimento, mente marziale, percorso spirituale, spezie e aromi a piacere.

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